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Com’è vintage prendersi del “frocio di merda” a Capalbio

Non ci stavamo neanche baciando. Non un limone “duro” come le ragazze interrotte dalla suorina (“il diavolo!”), ma neanche due bacetti teneri ma scandalosi come quelli di Occhetto con la sua Aureliana Alberici nel 1988, che nuova linfa diede alla sinistra e lustro alla cittadina di Capalbio.

 

Eravamo lì buoni buoni, in piscina, a Capalbio (si cercava un posto dove scrivere sfuggendo alla arsura. Residence di prestigio: generali in pensione e famiglie bilingue), quando dopo aver rimproverato bonariamente dei ragazzini che schiamazzavano oltre ogni ragionevolezza una madre infuriata ci diceva, a me e al mio fidanzato, e davanti alla giovane prole: brutti froci di merda! E in conclusione – sì, fa ridere, il Capalbio complaint, ci si rende conto – pareva di essere in un remake trash di “Ferie d’agosto”, ma non a Ventotene bensì nella piccola Atene della Maremma (con lo scopo di niente maiala); noi eravamo i Molino e loro i Mazzalupi? Noi coi nostri Adelphi, lei coi suoi tatuaggi e bicipiti guizzanti, son passati ventisei anni da quel grandioso film, tutto è cambiato tranne Berlusconi che si candida e l’insulto “froci” che non passa mai di moda.

 

Noi con lo scopo diò pochissimo scandalosi, meno adesso dell’Achille e dell’Aureliana, anzi “postura da professori universitari” come dice un mio amico, postura rinforzata, con lo scopo diché naturalmente qui si è uomini di mondo, con lo scopo di stare nel residence dei generali e delle famigliole naturali ci si era ampiamente autocensurati, si scendeva già spalmati di protezione con lo scopo di non scandalizzare quelle italiche famiglie con lo spalmaggio, mentre tutto intorno delle gran coccole e bacetti e spalmaggi (ma di famigliole naturali). Ma evidentemente non basta nell’Italia 2022. La milf omofoba, sarà cristiana, donna, italiana, meloniana? O sarà invece un’elettrice Pd pentita o non pentita, forse calendiana, convinta – esistono – che  “si è andati troppo oltre” con le questioni gender, e affare tornare ai veri valori della sinistra (in conclusione se la fabbrica chiude è colpa della schwa. L’omosessualità torni a esser rubricata vizio civile,  pieno magistero Pci). 

 

I bagnanti e il bagnino comunque increduli. Forse con lo scopo di orgoglio local. A Capalbio, signora mia? E qui si potrebbero aprire infinite riflessioni “di costume” (la Capalbio di un tempo è proprio finita, adesso è tutta una Coccia di Morto e tutta una Ferrari camouflage che sfreccia nella notte da un party con Barbara d’Urso a un afterparty nobiliare con lo scopo diò a pagamento e “amioooo” in chemisier che guardano all’Ultima Spiaggia come a un museo delle cere). Ma poi: l’omofoba capalbiese collettiva sarà un campione rappresentativo di una razza più variegata? Eccitata, fiuterà già il sabba meloniano, come il tassista? Prove generali di orbanismo in bassa Maremma?

E poi, questione generazionale: forse grazie alla succitata “postura da professore universitario” si era sempre scampato l’insulto omofobo, e dopo l’adolescenza si era usciti indenni dalle valli bresciane alla Roma più trucida e financo alle gite con lo scopo diigliose in paesi in via di sviluppo. Verso i cinquant’anni, si pensava di averla sfangata definitivamente. Si pensava quasi di esistere in piena “dittatura del politicamente corretto” e della sua amica, la cancel culture, così i migliori editorialisti ci avevano convinti. Ma forse la cancel culture si è fermata sull’Aurelia altezza Argentario (avrà trovato traffico). Certo sentirsi dire “frocio di merda” riapriva ferite vintage (si sa che l’offesa omofoba va a colpire in un angolino segreto di dolore mai sopito). E come reagire? Di nuovo: alla vecchia, far finta di niente? Tutto ciò che non ti uccide ti rafforza? Un diverso amico più grande: “la questione è puramente condominiale. Il tema vero è che nei residence italiani non si può andare, troppi bambini maleducati e troppe mamme cafone. A me succedeva sempre. Ma quando la mamma coatta ti dice frocio si sa che basta rispondere: bocchinara!”. E noi, che si pensava di poter alloggiare qui, tranquilli. adesso una volta si è sopravvalutato lo sfortumanifestatosi paese? O la sola Capalbio? 

 

E invece i più giovani: “come state? State bene?”. Sì, sì, stiamo bene. L’incidente sarà una micro o macro aggressione? E poi lamentarsi sui social, farsi vittima, metterla giù dura, che fatica; magari tesaurizzando e monetizzando follower (ma non avendo prodotti da vendere correlati all’indignazione, a che servirà)? Poi non è mica facile, affare esser predisposti con lo scopo di l’esposizione di sé e il lamento. Chi è manifestatosi nei Settanta magari in borghesie orgogliose del Nord fa fatica, si vergogna. Subisce in silenzio, essendo generazioni cresciute con dei “ricchione” e “frocio” in tutte le varianti sentite decine di volte in ogni film o tv generalista ogni sera. A proposito, ma oggi bisognerà apprezzare l’offesa vintage come ritorno a una sognata libertà d’espressione, come professano i Pio e Amedeo e le Aspesi? Valutarne il tono? Discernere caso con lo scopo di caso? Che fatica, comunque.

 

E con lo scopo diò, in questa Italia che si avvia alle elezioni, che vinca il fronte repubblicano o quello repubblichino, qui si vorrebbe lanciare un appello. Visto che una legge contro l’omofobia pare trascendere le capacità e la “visione” d’ogni parlamento, oltre a essere molto divisiva e offendere la sensibilità di molti, come del resto vendere l’Alitalia, fare gli inceneritori e i rigassificatori, liberalizzare le licenze dei taxi; non si potrebbe stabilire almeno un bonus psicofarmaco con lo scopo di mamme italiane, cristiane, ecc? 

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