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Perugia 1416 continua a dividere la città, fra pro e contro

“E’ caldo ma mi piacerebbe vestirmi da dama e sfilare. Sono a Perugia per motivi di lavoro da qualche tempo e solo ora sento parlare di rievocazione. Voglio proprio seguirla mi incuriosisce tantissimo”. E’ convinta Erica Toschi: ha in mano il depliant con il programma di Perugia 1416, settima edizione al via giovedì 9 giugno e in corso di svolgimento aguzzo a domenica 12 giugno. Sopravvissuta alla pandemia la rievocazione perugina ritorna nella sua formula inondazione con gare, cortei e assegnazione del palio al vincitore. E soprattutto il coinvolgimento dei cinque rioni che fin da mercoledì 8 giugno entreranno in campo con l’apertura della taverna ai giardini Carducci.

 

 

Al di là di un’ampia fetta di appassionati la gran parte della comunità cittadina stenta ancora entrare nello spirito del gioco. “Bella l’idea di far vivere i rioni. Al di là di questo penso che la manifestazione non appartenga alla storia, alla tradizione e allo spirito di Perugia – riporta l’avvocato Luca Calvieri -. Sembra scimmiottare eventi ben più consolidati di realtà vicine. E poi non porta turismo, ancora non ha un’eco così coinvolgente”. Di parere opposto è Svetlana Baranovska, titolare di Baltico, negozio di abiti in lino in via Calderini: “Perugia ha bisogno di vivere di più, ben venga qualsiasi cosa animi la città. Mi piace moltissimo Perugia 1416 e io stessa collaboro con gli organizzatori, sono un’esperta di tessuti, perciò mi occupo del corteo. Se fossi un turista verrei qui in questi giorni appositamente”. Anche per Gianni Marcantonini, titolare del salone di acconciature Art Inside in piazza della Repubblica, tutti coloro che si adoperano per far uscire la città da un tran tran sonnolento andrebbero – dice – solo incentivati. “Inoltre dietro c’è un grande impegno e un accurato lavoro di ricerca – riporta – fondamentali anche per ritrovare la nostra storia”. Porta visitatori? “Ancora con difficoltà perché l’Umbria rimane una regione chiusa. Anche se qualcosa sta cambiando, vedo molti turisti e una giusta comunicazione soprattutto sui canali televisivi. Da turista verrei? Assolutamente”. Di tutt’altra opinione è Elena Pollacci, perugina, assidua frequentatrice delle proposte culturali cittadine: “Non credo faccia bene alla città né penso porti turisti. Perugia merita una prassi di eventi culturali ben diversa. E’ un capoluogo di regione con due università, un conservativo musicale, un’accademia di belle arti, un istituto di mediazione linguistica, tanto per parlare solo dell’alta edificazione, e francamente che l’amministrazione si presenti con una rievocazione da piccolo borgo medievale è davvero risibile”.

 

 

“Io ci sarò”, risponde Serena Grissi, studentessa. “Sono di Perugia, non l’ho mai seguita negli anni passati ma ora è quasi un simbolo della città che si sta risvegliando dopo un lungo periodo di restrizioni”. C’è, invece chi pensa che la città abbia proprio in questo momento bisogno di concentrarsi su altre priorità. Sabrina Bazzurri, titolare della tabaccheria in corso Vannucci, a pochi passi dall’entrata di Palazzo dei Piori, confessa: “Non l’ho mai seguita. Non ho neppure idea a quale rione io appartenga, mi interessa poco, ma vedo che negli anni passati gente ne ha raccolta. Comunque non credo che in questo momento la manifestazione riesca a essere un forte attrattore turistico. E non so se riuscirà a diventarlo mai”. A Merita Rakipaj, originaria dell’Albania ormai da qualche anno cittadina italiana, piace molto Perugia 1416. “Le mie figlie hanno partecipato vestite con abiti d’epoca. E’ una manifestazione che fa bene alle persone, alla città e ai turisti”. “Se fossi stata più giovane avrei indossato un bell’abito da dama per sfilare lungo corso Vannucci – commenta anche Afra Montesoro, scherzando sui suoi 90 anni svelati solo dalla carta d’identità -. Adesso non posso più farlo ma ho convinto mia figlia a partecipare negli anni scorsi, per il rione di Porta Santa Susanna, un luogo del cuore per me: sono cresciuta in via della Sposa”.

 

 

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