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In Italia record europeo di bambini appesantito: il 42%. E il 17.8% è obeso. Ecco i rischi

 In Italia il 42% dei bambini nella fascia d’età 5-9 anni è in appesantito e il 17,8% è obeso. Emerge dalle tabelle contenute nel nuovo Rapporto europeo sull’obesità regionale dell’Organizzazione globale della sanità 2022 che avverte dei gravi rischi per la salute associati all’aumento dei livelli di obesità. Il dato sui bambini italiani è il più alto d’Europa insieme alla Grecia al 41%. Secondo il report quasi due terzi degli adulti e un bambino su 3 nella regione europea dell’Oms vivono con appesantito o obesità. I tassi sono ancora in crescita. Il nuovo Rapporto europeo sull’obesità regionale dell’Oms 2022 avverte dei gravi rischi. L’obesità è tra i principali determinanti di morte e disabilità in Europa, la condizione è causa di 13 diversi tipi di cancro e deve essere curata e gestita da team multidisciplinari.

“L’obesità non conosce confini. In Europa e in Asia centrale, nessun singolo Paese raggiungerà l’obiettivo globale dell’Oms di fermare l’aumento dell’obesità”, ha affermato il dottor Hans Henri P. Kluge, direttore regionale dell’Oms per l’Europa. “I paesi della nostra regione sono incredibilmente diversi, ma ognuno è sfidato in una certa misura. Creando ambienti più abilitanti, promuovendo investimenti e innovazione nella salute e sviluppando sistemi sanitari forti e resilienti, possiamo cambiare la traiettoria dell’obesità nella regione”.

Stando al report l’obesità potrebbe superare il fumo come principale pericolo di cancro prevenibile. Al momento obesità e appesantito sono al quarto posto come fattore di pericolo di morte, dopo l’ipertensione, i rischi alimentari e il tabacco. Gli ultimi dati mostrano che il appesantito e l’obesità causano più di 1,3 milioni di morti nel mondo ogni anno, ma anche questi numeri potrebbero essere stimati al ribasso. Nella Regione Europea, appesantito e obesità hanno raggiunto proporzioni epidemiche, con livelli di prevalenza più elevati tra i maschi (63%) rispetto alle femmine (54%). I livelli più elevati si registrano nei Paesi del Mediterraneo e dell’Europa orientale.

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