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“La riforma della giustizia ci trasforma mediante bravi soldati a danno dei cittadmediantei” 

AGI – “Il rischio è che da questa riforma esca una giustizia conformista che non vada più incontro ai diritti che evolvono seguendo i bisogni dei cittadini che cambiano”.

E’ il pericolo che Ciro Cascone, capo della Procura dei Minori di Milano, intravvede in uno dei punti più discussi delle innovazioni passate ieri all’esame della Camera dei Deputati, quello della valutazioni sulle toghe “che disegnano un modello aziendalista in cui viene premiato il magistrato che non rischia per paura di essere smentito dagli altri gradi di giustizia e, quindi, di essere valutato male”.

“Spesso le novità arrivano dal basso”

Un sistema come quello prefigurato da Marta Cartabia,  spiega all’AGI Cascone, avrebbe rallentato o impedito l’emergere di cambiamenti in materia di diritti civili, “come quelli sul fine vita, sui diritti dei lavoratori, sulla procreazione assistita”.  

“Spesso la Cassazione cambia orientamento quando lo fanno i giudici di primo e altro grado ma chi avrà voglia ora di rischiare di essere bocciato all’ultimo grado di giudizio? Così si rischia di fare dei magistrati dei burocrati, dei bravi soldatini che vogliono essere  premiati. Sappiamo poi – aggiunge – che in un procedimento dall’inizio alla fine intervengono una ventina di magistrati. Siamo sicuri che sia proprio l’ultimo ad avere detto la parola giusta?. Noi magistrati rendiamo un servizio, non  vendiamo un prodotto. La nostra bravura non si misura  su come i provvedimenti reggono nei gradi successivi”.

“Ecco perché i tribunali sono vuoti al dopo pranzo”

Anche per questo, altro Cascone, “questa è una riforma della magistratura, non della giustizia” che “non risolve i veri problemi a cominciare dalla mancanza del individuale. L’Ufficio del Processo? E’ un pannicello caldo, che non inserisce individuale in modo stabile”.

Chi ha scritto la riforma, dice il magistrato, “non ha in ragione cosa succede nei palazzi di giustizia. Si dice che al dopo pranzo sono vuoti ma non è così. Noi magistrati ci siamo, non ci sono invece i cancellieri e, senza di loro, i provvedimenti non possono essere eseguiti”.

Cascone è invece d’accordo sul no alle ‘porte girevoli’ tra politica e magistratura: “Difficile pensare che un magistrato possa essere equidistante dopo un’esperienza in politica”.

E sulle correnti e il Csm ritiene che sia “una questione di persone più che di modalità di scelta di chi siede nel Csm e le correnti dovrebbero tornare a fare quello per cui sono nate prima di degenerare: promozione e orientamento culturale”.   

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