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verranno rinnovati o stabilizzati 69 degli 87 contratti in scadenza – Corriere dell’Umbria

Cesare Antonini

13 marzo 2022

Caro bollette, crisi dei semiconduttori e dell’automotive, gli strascichi del Covid-19 e ora la guerra russo-ucraina con il conseguente aumento di tutti i prezzi, compreso quello del gas. E a fine mese la sede dell’Alcantara Spa di Nera Montoro ha sul tavolo ben 87 contratti in scadenza tra tempo determinato e interinali e l’incertezza sale in maniera preoccupante.

 

 

Tuttavia, da alcuni recenti incontri, soprattutto quello di due giorni fa all’Associazione industriali di Terni tra le Rsu e la delegazione aziendale, le notizie per il momento sembrano tutto sommato confortanti. Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno in un momento in cui l’incertezza regna sovrana dappertutto (e pensare che si stava uscendo finalmente dalla pandemia), dovrebbero essere 69 i contratti che verranno rinnovati o stabilizzati. Tra tempo determinato e qualche conferma a tempo indeterminato almeno l’80% dei lavoratori dovrebbe poter proseguire a lavorare. Buone notizie visti gli scenari negativi di cui sopra. Il gas, ha fatto sapere l’azienda, incide in maniera pesantissima sul fatturato aziendale e non è escluso che se i prezzi dovessero schizzare ancora più in alto si potrebbe arrivare persino al fermo aziendale.

Tuttavia le buone notizie arrivano dalle commesse sul forecast, un prodotto dell’azienda, che prevede la consegna di 6,8 milioni di metri quadrati. Questo grazie alla diversificazione aziendale che ha svincolato l’Alcantara dalla dipendenza dell’automotive, mercato sempre più problematico.

 

Ma le buone notizie potrebbero essere finite qui visto che i sindacati non hanno ben digerito il concetto aziendale di “massimizzazione di carichi di lavoro”. Per ovviare alla situazione e stare in piedi coi conti l’Alcantara avrebbe pensato all’aumento dello sforzo lavorativo delle maestranze: meno persone e più metri di panno da produrre insomma.

Molto più che sensata la risposta dei rappresentanti dei lavoratori che, per ora, hanno posto il veto su questa soluzione anche se le pressioni pesanti della crisi mondiale potrebbero rendere vana la seppur legittima posizione. Ma per le Rsu e i lavoratori sarebbero altri i problemi da risolvere: la soluzione dovrebbe essere l’aumento dell’efficienza delle linee produttive visto che, continui cambi di produzione, problemi manutentivi e problemi vari portano alla perdita di ore di lavoro, di materie prime e anche di gas ed energia elettrica. Insomma, uno sforzo da ambo le parti potrebbe salvare 2022 e 2023. A patto che altri fattori congiunturali non tracollino ulteriormente.

 

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