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La storia del professore che ha detto basta agli inviti della tv russa

AGI – È professore da quindici anni all’Università dell’Insubria e collaborava da otto anni con la tv Russia Today. Quando Putin ha invaso l’Ucraina, però, Paolo Luca Bernardini, storico liberale dell’età moderna, ha detto basta alle sue apparizioni per l’emittente russa. “Collaboravo con loro da anni, con una certa frequenza e soddisfazione”, spiega Bernardini, intervistato dall’AGI.

“Non sono mai stato censurato e non ho nessuna recriminazione da fare sullo staff di Russia Today. Nonostante l’emittente fosse finanziata da Putin, non ho mai trovato giornalisti di regime ma sempre persone preparate e non credo che tutti condividano la scelta della guerra all’Ucraina”. Ma “l’azione” intrapresa dal presidente russo “mi ha lasciato scioccato, quindi ho ritenuto di non collaborare più e mi spiace perché è stata una collaborazione fruttuosa”.

Alla tv russa, il professor Bernardini commentava “soprattutto le politiche dell’Unione europea, ad esempio la questione migranti al confine tra Bielorussia e Polonia o temi di politica economica come i rapporti Russia-Ue”.

Sui motivi che hanno spinto Putin a invadere l’Ucraina, Bernardini sottolinea: “Premesso che la guerra non è mai giustificata ed è una cosa orrenda, le motivazioni vanno cercate nel fatto che non è stata accordata l’indipendenza alle Repubbliche del Donbass e non veniva accettato il passaggio della Crimea alla Russia. Se si fosse concesso agli abitanti del Donbass di votare in un referendum sul loro futuro, forse si sarebbe risolto il problema. Provo rabbia perché se si fosse implementato lo strumento referendario si sarebbe evitato, forse, questo disastro. Non so cosa avrebbero votato queste due Repubbliche e in ogni caso tutto questo non giustifica la catastrofe di una guerra”.

Il sentimento della popolazione russa, secondo il professore, non è affatto a favore di Putin: “Molti hanno paura di dire che sono contrari. La Russia ha una popolazione di 144 milioni e un reddito pro-capite di 27 mila euro, molto alto per un ex paese comunista. Il reddito pro-capite italiano, ad esempio, è di 40 mila euro. I russi sono contro il conflitto perché hanno tantissimo da perdere. La repressione del regime si è inasprita per non far vedere che ci sono crepe nella popolazione. Tanti docenti russi non vogliono parlare, ma la loro idea è che Putin abbia fatto un passo fasso“. In Russia “non si è mai arrivati a una transizione liberale, come auspicavo, e i rapporti potere-oligarchi hanno impedito che la ricchezza avesse una distribuzione migliore”.

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