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La guerra Russia Ucraina e gli impegni del pianeta che diventano impossibili – Corriere dell’Umbria

Il conflitto comporterà la revisione di molti piani: da quelli della conversione ecologica agli aiuti post pandemia. Danno che rischia di lasciare il segno su tutto il XXI secolo

Sergio Casagrande

08 marzo 2022

Non sappiamo quanto durerà questa guerra. E neppure come finirà. Ma dopo undici giorni di combattimenti si palesa già una certezza: le conseguenze economiche saranno lunghe e coinvolgeranno l’intero pianeta.
Le ripercussioni che si stanno manifestando sin dal primo giorno sui mercati finanziari e il conseguente aumento dei costi di molti beni di consumo sono solo una piccola parte di quanto sta accadendo.
Una guerra come quella in corso, pur rimanendo (si spera) nell’ambito e nello scenario attuale, infatti, sta già comportando dei cambiamenti, inattesi e di così grande portata, che stanno per minare le basi di quanto molti Paesi si erano prefissati per portare avanti i programmi e i progetti per il futuro economico e sociale dei prossimi decenni. E i motivi sono tutti legati al fatto che le risorse delle parti in causa, Russia ed Ucraina, costituiscono un elemento che coinvolge direttamente o indirettamente anche chi non partecipa attivamente e militarmente al conflitto.
Quello degli approvvigionamenti energetici dalla Russia è senza dubbio il problema principale. Ma non è l’unico

Tutti i Paesi dell’Unione europea, Italia compresa, e non solo, stanno già ragionando come rompere quel cordone ombelicale economico e di rifornimento delle risorse che li collega, in maniera vitale, con la Russia. E perfino la Cina, che comunque considera ancora Mosca come una capitale amica di Pechino, è fortemente preoccupata, sia perché ha intensi scambi commerciali con i russi, sia perché riceve proprio da loro ingenti rifornimenti di gas (gasdotto Power of Siberia 1) e altrettanti sono in arrivo (gasdotto Power of Siberia 2).
La Russia, insomma, ha le risorse energetiche che possono soddisfare le insufficienze della Cina. E la Cina ha un mercato e uno sviluppo economico che non può più fermare o permettersi di rallentare. Mentre l’Ucraina finora ha garantito le insufficienze di cereali e molte materie prime. Ovvio, quindi, che ora anche un Paese immenso come quello cinese si stia già domandando se e come rivolgersi altrove. Ed è altrettanto ovvio che, per i cinesi e per tutti gli altri Paesi che assistono alla crisi in atto, la risposta non potrà essere immediata.
Piani, quindi, come la riconversione energetica dei Paesi occidentali, la riduzione delle emissioni inquinanti nel pianeta e l’espansione e la collaborazione dei cinesi in continenti anche lontani, inevitabilmente risentiranno di questa nuova situazione che si è venuta a creare. E, inevitabilmente, questi piani dovranno essere rivisti e riprogrammati.
La Ue, a parole, ha già detto che quanto finora ha deciso non verrà rivisto: il funerale per i motori a scoppio con carburanti tradizionali per gli automezzi, per esempio, resta fissato al 2035. Come l’addio alle caldaie a gas metano, che l’Unione europea vorrebbe vedere entro il 2050. Confermati anche tutti gli aiuti per i piani di ripresa dalla crisi causata dalla pandemia di Covid, quelli che vedono l’Italia al primo posto. Ma Bruxelles già sa che sono tutti impegni che si stanno tramutando, con il passare dei giorni, in una missione impossibile a causa delle difficoltà provocate dalla guerra che costituiscono un ostacolo destinato ad accompagnarci a lungo.
Perfino negli Usa c’è grande apprensione. Elon Musk ha dichiarato che per contrastare la crisi energetica derivata dal conflitto russo-ucraino, che riconosce essere di portata mondiale, non basteranno mai le energie rinnovabili e bisogna subito aumentare la produzione di gas e petrolio. E se lo dice lui che con l’auto elettrica fa una buona parte dei suoi grandi affari e, fino al giorno prima dell’invasione russa, era convinto che si potesse rapidamente cambiare la Terra in meglio, a cominciare dal rispetto per l’ambiente dove viviamo, dite voi se non c’è davvero da preoccuparsi.
La guerra del 2022, purtroppo, ha già un posto di rilievo nella storia. E lascerà un segno profondo sull’intero XXI secolo.

Sergio Casagrande
[email protected]
Twitter: @essecia

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