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Denis Piel e la somiglianza tra noi e le piante

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Cadere per poi rialzarsi, per capire che in fondo è solo la terra, la natura può fermarci e riportare all’essenziale, alla genesi dove tutto è iniziato. Dopo essere stata esposta con successo alla Galleria Gracis di Milano la mostra fotografica “Down to Earth” di Denis Piel, a cura di Luca Gracis in collaborazione con Valerio Tazzetti fa tappa alla galleria d’arte contemporanea Photo&Contemporary di Torino fino al 3 aprile.

Una serie d’immagini potenti per celebrare la natura e la fertilità: corpi e terra, crescita e morte, il mondo rurale chiama la civiltà urbana. Sembrano temi in contrasto ma Piel li mescola e, attraverso i suoi scatti realizzati in digitale con Hasselblad H4D a Chateau de Padiès, li fa dialogare.

Classe 1944, cresciuto fra l’Australia e gli Stati Uniti, ha lavorato come fotografo di moda negli anni Ottanta per la Condé Nast. Definisce questo nuovo lavoro «Continuità, racconto una storia, spingendo le relazioni: noi e la natura e la nostra sessualità».

Jupiter Films

Eppure Piel agli inizi anni Novanta aveva abbandonato la fotografia per trasferirsi nel sud ovest della Francia dove ha fondato Jupiter Films, società cinematografica, con cui realizza il suo primo lungometraggio “Love is Blind”. Ma non gli basta, vuole ripartire da zero, si trasforma in agricoltore biologico, la terra lo chiama e lui risponde. Continua «Vivevamo a Manhattan, dalla mia finestra vedevo il World Trade Center, ho vissuto ogni secondo dell’11 settembre. Ho notato il primo aereo volare mentre rientravo a casa; quando dalla nostra terrazza abbiamo visto il secondo colpire le torri e siamo stati testimoni della tragedia, sono corso a prendere nostro figlio Olivier a scuola. Poche settimane io e mia moglie abbiamo capito che era giunto il momento di prendere una decisione, Padiès è diventato il nostro rifugio».

Denis Piel, le sue foto nella mostra “Down to Earth”

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L’agricoltura è arrivata quasi per caso

L’agricoltura è arrivata quasi per caso «Come tanti, davo per scontata la vita di campagna, come una vacanza. Olivier ha iniziato a coltivare la terra, mi sono lasciato coinvolgere e reso conto dell’importanza di un rapporto profondo con la natura. La somiglianza tra le piante e noi è il mio pensiero basilare». Il fotografo-regista racconta di non aver voluto lasciare la fotografia di moda e pubblicitaria ma solo desiderato altre forme espressive «Molte cose della vita sono transitorie, a un certo punto ho sentito l’urgenza di raccontare storie, il cinema me l’ha permesso». In una sequenza di bianco e nero ricchi di contrasti e alcune foto a colori ecco una mano che scava la terra, un’altra porge due uova; nella corolla di un fiore si aggira un gruppo di attive formiche; una carriola con una sola ruota sembra dimenticata nei campi ma ritorna al lavoro spinta da Olivier in un’altra immagine, una ragazza nuda si confonde con la terra, non è reportage sono solo frammenti di una giornata.

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