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Covid in Umbria, altre 50 mila prestazioni ambulatoriali bloccate in liste d’attesa – Corriere dell’Umbria

Alessandro Antonini

25 febbraio 2022

Sono 50 mila le prestazioni ambulatoriali ancora da smaltire in Umbria. Il dato arriva dal sistema di monitoraggio messo in campo dalla Regione. E si riferisce ai flussi di Usl 1 e Usl 2.
In particolare sono 26 mila quelle nell’azienda sanitaria locale del Perugino e 24 mila per quella di Terni e Foligno. Sotto lockdown la quota era arrivata a 170 mila.
Adesso siamo a meno di un terzo ma resta uno zoccolo duro ancora da liquidare. Ai servizi bloccati di cui sopra si aggiungono le liste di attesa delle operazioni chirurgiche. Solo all’Usl 1 ne risultano 8.880, di cui quattro mila ambulatoriali. 
Con la pandemia in fase discendente si punta alla riconversione degli ospedali e alla ripresa dell’attività a pieno regime. Le aziende sanitarie hanno approvato dei piani specifici per azzerare le liste d’attesa.
Sul tema è stato anche istituito un tavolo. Il direttore regionale sanità Massimo Braganti, a metà febbraio ha incontrato i referenti regionali della Società italiana di chirurgia (Sic), professor Nicola Avenia, e dell’Associazione chirurghi ospedalieri italiani (Acoi), dottor Marsilio Francucci. 

L’analisi è partita dalla constatazione che la pandemia “ha pesantemente influenzato l’attività chirurgica, penalizzandola per la necessità di utilizzare il personale infermieristico e medico-anestesista nella normale attività assistenziale dei pazienti ricoverati affetti da Covid”, è scritto nel verbale dell’incontro.
La pandemia ha dimostrato che “è necessario superare i vecchi paradigmi gestionali, favorendo l’implementazione di modelli organizzativi flessibili e sostenibili, per garantire il regolare svolgimento dell’attività chirurgica nelle diverse fasi della pandemia stessa”. In particolare, si rende necessario “adottare un piano di recupero delle liste d’attesa, con l’individuazione delle specifiche risorse per effettuare gli interventi chirurgici procrastinati, dando la massima priorità agli interventi oncologici e tempo-dipendenti. Per uniformare e rendere omogenee le liste d’attesa nelle quattro aziende, è necessario rivalutare la domanda in un’ottica di appropriatezza clinica, riclassificare gli interventi già inseriti stratificandoli per dgr, classe di complessità e priorità clinica, fornendo i dati relativi alle caratteristiche del paziente, alla corretta diagnosi ed al setting assistenziale più appropriato per assicurare al paziente la sicurezza delle cure”.

Necessaria anche la riorganizzazione dell’attività chirurgica “per complessità delle cure, valorizzando setting assistenziali a minor assorbimento di risorse, come la day surgery e la week surgery, non tralasciando il setting ambulatoriale”. 
Non ultima l’assunzione di figure specializzate.

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