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«La fiera delle illusioni», un noir d’altri tempi per Guillermo del Toro

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Uno dei ritorni più attesi della stagione: quattro anni dopo il grandissimo successo de «La forma dell’acqua», Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia e vincitore di quattro premi Oscar (tra cui quelli per il miglior film e il miglior regista), Guillermo del Toro ha realizzato «La fiera delle illusioni – Nightmare Alley», film protagonista del weekend in sala.

Nuovo adattamento del romanzo «Nightmare Alley» del 1946 di William Lindsay Gresham, già portato al cinema da Edmund Goulding in un gran bel film con lo stesso titolo di questa seconda trasposizione, «La fiera delle illusioni» racconta la storia di un imbonitore da fiera, che lavora in un luna park e dimostra talento sia come giostraio che come truffatore. L’uomo riesce, infatti, con grande facilità a manipolare le persone, grazie a un’ottima capacità retorica: per mettere a segno al meglio i suoi imbrogli, inizia a lavorare con una psichiatra, ancora più infida di lui, per estorcere con l’inganno del denaro agli spettatori.

Se Goulding nel 1947 aveva dovuto smussare alcuni lati cupi e inquietanti del testo di partenza, per ragioni produttive, Guillermo del Toro invece affonda la sua cinepresa nelle ombre più oscure della storia, dando vita a un noir d’altri tempi, non semplice da veicolare al meglio al pubblico odierno.

Un film pieno di amore per la storia del cinema

Come già ampiamente noto, del Toro è un regista cinefilo che con le sue pellicole dimostra uno straordinario amore per la storia della Settima Arte, dando vita a prodotti che dialogano con periodi temporalmente distanti dalla contemporaneità, nel bene e nel male.

Se alcuni passaggi risultano così un po’ freddi, è comunque innegabile la forza estetica di un lungometraggio personalissimo che evidenzia ancora una volta la capacità del regista di creare simbolismi semplicemente attraverso i giochi di luci e ombre: si pensi a «Il labirinto del fauno», forse il suo lavoro ancora oggi più toccante in assoluto.

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