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Umbria, sono 35 mila i giovani che non studiano e non lavorano. Nasce un progetto per favorire l’occupazione – Corriere dell’Umbria

In Umbria sono 35 mila, secondo gli ultimi dati Istat, i giovani tra i 15 e i 34 anni che non studiano e non lavorano, in pratica uno su quattro. Numeri preoccupanti che hanno portato a una collaborazione tra Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, Arpal, diocesi di Gubbio e Assisi per cercare di ridimensionare un fenomeno – quello dei Neet – che, invece, sembra in preoccupante ascesa. Il progetto si chiama “Orientarsi a partire da sè” e coinvolgerà, almeno in una prima fase, i comuni di Assisi, Gubbio, Umbertide, Scheggia e Pascelupo, Costacciaro, Gualdo Tadino, Nocera Umbra, Fossato di Vico, Sigillo, Valfabbrica, Bastia Umbra, Cannara e Bettona dove le rispettive diocesi hanno rilevato una problematica molto diffusa rispetto ai giovani che si ritrovano esclusi dal mercato del lavoro e, per una serie di ragioni, non riescono a inserirsi.

 

 

Saranno proprio le due diocesi a procedere con l’individuazione dei potenziali partecipanti che avranno la possibilità di scegliere tra un percorso di formazione professionale, tirocini o l’autoimprenditorialità. Ieri mattina la convenzione che dà il via al progetto da parte della presidente della Fondazione, Cristina Colaiacovo, del vescovo di Assisi, monsignor Domenico Sorrentino, del vescovo di Gubbio, monsignor Luciano Paolucci Bedini e del direttore di Arpal, Luigi Rossetti. Presente anche l’assessore allo Sviluppo economico, Michele Fioroni. Ognuno farà la sua parte.

 

 

 

 

 

L’Arpal, l’agenzia regionale per il lavoro, metterà a disposizione fino a 50 voucher formativi per la frequenza di corsi mirati mentre la Fondazione Cassa di Risparmio contribuirà con uno stanziamento di 150 mila euro e sosterrà uno studio realizzato da Paolo Polinori e Francesca Picciaia, docenti dell’Università di Perugia, che permetterà di valutare se in quale misura il progetto abbia funzionato. “Mi auguro che i risultati di questa sperimentazione – ha detto la presidente della Fondazione, Colaiacovo – possano essere presi a modello per dare continuità al progetto”. 

 

 

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