HomeNazionaleFestival di Venezia, la Masterclass di Roberto Benigni ai giovani è da...

Messaggi correlati

Festival di Venezia, la Masterclass di Roberto Benigni ai giovani è da incorniciare – Corriere dell’Umbria

Più che una Masterclass, una lezione di vita. “Il verbo recitare in inglese e francese equivale al nostro giocare, ma io sono contento che in italiano non si dica così. Perché non è un gioco ma un lavoro serio e duro, dove non deve divertirsi chi recita ma chi guarda il film”. Roberto Benigni, ieri insignito del Leone d’oro alla carriera nella giornata inaugurale della 78esima Mostra del cinema di Venezia, oggi è stato al centro di una Masterclass moderata dal critico cinematografico Gianni Canova. Tanti i temi affrontati, davanti ad una platea composta soprattutto da giornalisti e giovani con il sogno della ‘settima arte’: “Fare cinema significa entrare nel più grande Luna Park del mondo – ha continuato – ma si deve farlo con la coscienza che insieme alle attrazioni ci sono anche tante giostre che incutono terrore, servono disciplina e fatica, altro che essere spontanei”.

 

 

Snocciolando i ricordi di una vita, Benigni ha raccontato che la sua attrazione per il grande schermo è nata sulle montagne pistoiesi, quando a 14 anni, entrò “pure senza pagare perché non avevo i soldi” a vedere ’La febbre dell’oro’ di Charlie Chaplin’: “Un grande come Michelangelo: sentimentale ma mai sdolcinato”. Tra i suoi maestri, l’artista di Castiglion Fiorentino ha elencato anche Buster Keaton, Bunuel, Fellini, Jacques Tati   (“quasi un monaco zen, capace di aspettare giorni e mesi per una gag”) e Jim Jarmush che, ha svelato, si è complimentato con lui per il Leone d’oro alla carriera scrivendogli “ha vinto lo scemo del genio”. E scemo, ha aggiunto “è una parola che gli ho insegnato io”. Ma rispetto a quel cinema, è cambiato tutto. Specialmente dal punto di vista dello spettatore: “Oggi l’occhio è stato straziato di immagini, non ne può più a causa del telefonino, è diventato tutto più piccolo”.

 

 

Sulla propria ‘giornata tipo’ ha commentato: “Una volta pensavo tutto il giorno al cinema e alle storie, avevo tante idee che si muovevano, ora cerco di essere creativo ma il tempo è padrone e signore della nostra psiche e bisognerebbe assecondarlo, invece comincio e poi mi fermo, ricomincio e poi mi fermo di nuovo”. La passione per Dante, ormai risalente nel tempo, continua ad essere coltivata: “Perché dopo averlo letto non si può affrontare altro se non Shakespeare”. Benigni ha confessato di guardare ancora molti film “anche molto contemporanei, ma vado meno al cinema, sono stato frenato dalla paura della pandemia”. Domanda da un milione di dollari: se non avesse mai incontrato il cinema, che cosa sarebbe diventato nella vita? “Forse un pretino di campagna – ha scherzato – Ma il desiderio di raccontare qualcosa è stato inarrestabile e forte. Già a 13 anni improvvisavo poesie, non riesco a pensare ad altro che al cinema”. 

 

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Ultimi messaggi